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Autori da riscoprire: Samuel R. Delany e la sua tenebra informe

Pubblichiamo la prefazione di Neil Gaiman all'edizione del 1998




Il romanzo contiene idee che potevano uscire allo scoperto come fantascienza, mentre non potevano farlo esplicitamente nella narrativa del reale, in particolare le idee riguardo alla natura del sesso e della sessualità!



Riassumendo:
Una favolosa tenebra informe è «un'analisi dei miti, del perché ne abbiamo bisogno, dell'esigenza di raccontarli e dell'influenza che essi esercitano su di noi, che li comprendiamo o meno. Ogni generazione rimpiazza quella che l'ha preceduta. Ogni generazione riscopre i racconti e le verità che l'hanno preceduta, li passa al setaccio, scopre da sola cosa è grano e cosa è pela, senza sapere o preoccuparsi o perfino comprendere che la generazione che le subentrerà, scoprirà a sua volta che alcune delle sue verità eterne erano poco più che mode passeggere...



TEORIA DELLA FANTASCIENZA con OperaSpaziale

Ecco la Prefazione completa:


"Ci sono due fraintendimenti alla base della narrativa di fantascienza.

Il primo fraintendimento è che la sf (all’epoca in cui Delany scrisse Una favolosa tenebra informe, molti editor e scrittori sostenevano che sarebbe stato meglio intendere le iniziali come Speculative Fiction, narrativa di speculazione, ma la loro era una battaglia già persa in partenza) si occupi del futuro, che essa sia, fondamentalmente, profetica. 1984 viene quindi letto come il tentativo da parte di Orwell di prevedere il mondo del 1984, così come Rivolta 2100 di Heinlein viene considerato un tentativo di prevedere come sarà la vita nel 2100. Ma coloro che indicano la nascita di una qualunque versione del Grande Fratello, o le molte incarnazioni attuali della Lega Anti-Sesso, o il potere in continua crescita del fondamentalismo cristiano, come prove che Heinlein o Orwell erano impegnati a prevedere le cose ancora di là da venire, non colgono l’essenza della questione.

Il secondo fraintendimento, una sorta di fraintendimento al quadrato, facile da credere una volta che si sia dato per scontato che ‘la sf si occupa di prevedere il futuro‘, è questo: la sf riguarda un presente che non c’è più. In particolare, la sf riguarda solo il periodo in cui è stata scritta. Pertanto, L’uomo disintegrato e La tigre della notte di Alfred Bester riguardano gli anni Cinquanta, così come Neuromante di William Gibson rispecchia il 1984 che abbiamo vissuto nella realtà. Ora tutto questo è vero, in linea generale, ma lo è sia per la sf che per ogni altro genere narrativo: i nostri racconti sono sempre il frutto dei nostri tempi. La sf, così come ogni altra forma d’arte, è un prodotto della sua epoca, che riflette o reagisce o illumina i pregiudizi, le paure e i presupposti del periodo in cui è stata scritta. Ma la sf è qualcosa di più: non si legge Bester solo per decodificare e ricostruire gli anni Cinquanta.

La cosa importante nella buona sf, quella che produce la fantascienza destinata a durare, è il modo in cui essa ci parla del nostro presente. Cos’è che adesso ci dice? E, ancora più importante, cosa ci dirà sempre? Poiché la sf diventa una pratica di scrittura significativa e ricca di implicazioni quando tratta di qualcosa di più grande e più importante dello zeitgeist, che fosse o meno intenzione dell’autore.

The Einstein Intersection (un titolo pulp imposto al libro - il titolo originale di Delany era A Fabulous, Formless Darkness, Una favolosa tenebra informe) è un romanzo ambientato in un’epoca in cui le persone come noi hanno abbandonato la Terra e altri si sono trasferiti nel nostro mondo, come occupanti in una casa ammobiliata, adattandosi alle nostre vite, ai nostri miti e ai nostri sogni con un certo disagio ma anche con una certa coscienza. Nel corso del romanzo, Delany intreccia la trama del mito, consciamente e inconsciamente: Lobey, il nostro narratore, è Orfeo, o interpreta Orfeo, così come altri membri del cast si troveranno a interpretare Gesù e Giuda, Jean Harlow (arrivata sulla scena direttamente da Candy Darling) e Billy the Kid. Abitano le nostre leggende in modo maldestro: senza mai riuscire ad adattarvisi.

Kathy Acker, la scrittrice recentemente scomparsa, discute a lungo di Orfeo e del ruolo di profeta orfico svolto da Samuel R. Delany nella sua introduzione all’edizione della Wesleyan Press di Trouble on Triton. Tutto ciò che lei ha scritto è vero, e io lo raccomando ai lettori. Delany è un bardo orfico; e Una favolosa tenebra informe, come sarà subito evidente, è narrativa orfica.

Nelle versioni più antiche, la storia di Orfeo sembra semplicemente un mito delle stagioni: Orfeo andò agli Inferi per trovare la sua Euridice e la riportò in salvo alla luce del sole. Ma abbiamo perso il lieto fine tanto tempo fa. Il Lobey descritto da Delany, in ogni modo, non è semplicemente Orfeo.
Una favolosa tenebra informe è un libro originale, consciamente sospettoso della propria originalità, che fa precedere i suoi capitoli da citazioni di autori che vanno da Sade a Yeats (sono forse questi i proprietari della casa in cui si sono trasferiti gli occupanti?) e con estratti dagli appunti dell’autore scritti mentre componeva il libro e vagava per le isole della Grecia. È l’opera di un giovane scrittore nato nel milieu che lui stesso ha descritto in The Motion of Light in Water e Heavenly Breakfast, due opere autobiografiche, in cui si parla della musica e dell’amore, del diventare adulti e del valore delle storie, come soltanto un giovane sa fare.

Si può percepire in questo libro il ritratto di una generazione e del suo sogno che le nuove droghe e il libero amore avrebbero portato a una nuova aurora e alla nascita dell’homo superior, individui che vagano nel mondo costruito dalla generazione precedente come bambini magici in una città abbandonata - attraverso le rovine di Roma, Atene o New York. Il libro dimora nei miti e reinterpreta i miti di quelle persone che furono conosciute in tutto il mondo come gli hippies. Ma se il libro fosse soltanto questo, sarebbe un ben misero racconto, con poca risonanza nel nostro presente. Invece, questo romanzo continua a risuonare.

Avendo ormai stabilito cosa non è Una favolosa tenebra informe, bisogna porsi la domanda: che cos’è?

Io lo considero un’analisi dei miti, del perché ne abbiamo bisogno, dell’esigenza di raccontarli e dell’influenza che essi esercitano su di noi, che li comprendiamo o meno. Ogni generazione rimpiazza quella che l’ha preceduta. Ogni generazione riscopre i racconti e le verità che l’hanno preceduta, li passa al setaccio, scopre da sola cosa è grano e cosa è pula, senza sapere o preoccuparsi o perfino comprendere che la generazione che le subentrerà, scoprirà a sua volta che alcune delle sue verità eterne erano poco più che mode passeggere.

Una favolosa tenebra informe è il libro di un giovane, da ogni punto di vista: è il libro di un giovane autore, ed è la storia di un giovane che va in una grande città, impara alcune semplici verità sull’amore, sul diventare adulti, e decide di tornare a casa (non diversamente dal protagonista di Per muovere le ossa di Fritz Leiber, che prende la strada più lunga per tornare a casa, facendo il giro del mondo).

Questo ho imparato dal libro la prima volta che l’ho letto, quando ero un ragazzino: ho imparato che la scrittura può essere, di per sé, sublime. Ho imparato che a volte ciò che non capisci, ciò che non riesci ad afferrare in un libro, è altrettanto magico di ciò che puoi ricavarne. Ho imparato che abbiamo il diritto, o l’obbligo, di raccontare le vecchie storie a modo nostro, perché sono le nostre storie e devono essere raccontate come tali.

Questo ho imparato dal libro quando l’ho riletto, verso i vent’anni: ho imparato che il mio autore di sf preferito era nero, ho capito su chi si basavano i vari personaggi e, dagli estratti tratti dagli appunti dell’autore, ho imparato che la fiction è mutevole - c’era qualcosa di pericoloso ed eccitante nell’idea che un personaggio con i capelli neri acquistasse i capelli rossi e la pelle bianca in una seconda versione (ho imparato anche che potevano esserci delle seconde versioni). Ho scoperto che l’idea di un romanzo e il romanzo stesso sono due cose diverse. E ho imparato ad apprezzare anche quanto l’autore non dice: è nello spazio della mente che i lettori stessi dedicano al libro che avviene la magia.

All’epoca avevo cominciato a vedere Una favolosa tenebra informe nel suo contesto, come parte dell’intera opera di Delany. Sarebbe stato seguito da Nova e Dhalgren, ogni libro un salto quantistico in tono e ambizione rispetto al libro precedente, ognuno un’analisi della struttura del mito e della natura della scrittura. Una favolosa tenebra informe contiene idee che potevano uscire allo scoperto come sf, mentre non potevano farlo esplicitamente nella narrativa del reale, in particolare le idee riguardo la natura del sesso e della sessualità che il libro traccia per noi: ci viene fornito, pressoché alla lettera, un terzo sesso di transizione, così come ci viene fornita una cultura ossessionata in modo ambivalente dalla procreazione.

Rileggendo il libro recentemente, da adulto, l’ho trovato sublime e strano come un tempo; ho scoperto brani - in particolare nella complessa sezione finale - opachi a una prima lettura, ma adesso piuttosto chiari. A dire la verità, ho scoperto che Lobey è un eterosessuale poco convincente: il libro è certamente una storia d’amore, ma mi sono ritrovato a leggerla come la storia del corteggiamento di Lobey da parte di Kid Death; e a interrogarmi sul rapporto tra Lobey e vari altri membri del cast. Lui è un narratore onesto, affidabile fino a un certo punto, ma dopotutto è stato in città e ciò ha lasciato un segno sulla narrazione. E ho scoperto di essere grato, ancora una volta, all’originalità di Delany e all’impulso narrativo che lo ha spinto a scrivere. È buona sf, e anche se, come pensano alcuni (compreso lo stesso Samuel R. Delany), i valori letterari e i valori della sf non sono necessariamente gli stessi, e i criteri - l’intero apparato critico - che utilizziamo per giudicarli sono diversi, questa è tuttavia grande letteratura, poiché è una raffinata trascrizione di sogni, di storie e di miti. Che sia buona sf, qualunque cosa significhi questo termine, non c’è dubbio. Che sia un bellissimo libro, scritto in modo perturbante, capace di prefigurare molta narrativa che è venuta dopo e troppo a lungo trascurato, risulterà evidente ai lettori che si accostano per la prima volta a questa nuova edizione.

Ricordo, nella mia adolescenza, quando lessi l’osservazione di Brian Aldiss sulla narrativa di Samuel R. Delany nella sua originale storia della sf, Un miliardo di anni. Citando C.S. Lewis, Aldiss commentò che nel narrare di come strane cose hanno influenzato strane persone, Delany finisce per rappresentare una stranezza di troppo. E questo mi lascia perplesso, ora come allora, perché non ho mai trovato, e non trovo adesso, nulla di insolito o di strano nei personaggi di Delany. Essi sono fondamentalmente umani; o, per essere più precisi, sono fondamentalmente noi.

Ed è a questo che serve il romanzo."

Neil Gaiman

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Le edizioni dell'opera:

  • Samuel R. Delany, The Einstein Intersection, Ace, 1967, pp. 142.
  • Samuel R. Delany, Einstein perduto, traduzione di Maria Teresa Guasti, Galassia n. 147, Casa Editrice La Tribuna, 1971.
  • Samuel R. Delany, The Einstein Intersection, prefazione di Neil Gaiman, Wesleyan University Press, 1998, pp. 135.
  • Samuel R. Delany, Una favolosa tenebra informe, traduzione di Paolo Prezzavento, prefazione di Neil Gaiman, Collezione Immaginario. Solaria n. 11, Fanucci Editore, 2004, pp. 182, ISBN 88-347-0927-6.
  • Urania Millemondi autunno - inverno 2017, Einstein Perduto + Nova, Mondadori
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